Scenario

Trimestre
Primo
Anno
2026

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Quadro internazionale

Tra il 2025 e il 2026 l’economia globale ha attraversato una fase di rilevante instabilità, con  significativi effetti sulla crescita.
Dopo lo shock energetico del 2022 legato al conflitto russo-ucraino, il quadro internazionale è stato ulteriormente indebolito dai dazi statunitensi e dalla guerra in Medio Oriente, che ha colpito infrastrutture energetiche e traffici nello Stretto di Hormuz, da cui transita il 25% del petrolio e il 19% gas liquefatto mondiale, alimentando nuove pressioni inflazionistiche.
Nel 2025, nonostante dazi e tensioni geopolitiche, l’economia mondiale è cresciuta del 3,4%, sostenuta dagli investimenti in intelligenza artificiale e dall’export. 
Le Economie Avanzate hanno registrato un aumento pari all’1,9%, evidenziando un rallentamento negli Stati Uniti (da +2,8% a +2,1%) e una ripresa nell’Eurozona (+1,4%) e in Giappone (+1,2%).
Sul rallentamento degli Stati Uniti, hanno inciso da un lato i consumi privati, diminuiti di 3 decimi di punto (+2,6%), in particolare per la  componente legata ai servizi (passata dal +3% al +2,3%), e dall’altro lato la perdita di slancio degli investimenti (da +3% a +1,9%).
Passando all’analisi dell’Eurozona, la dinamica complessiva (+1,4%) ha beneficiato di un percorso di ripresa basato sulla crescita degli investimenti (+3%) e dei consumi, sia pubblici (+1,6%) sia privati (+1,5%).
 Con riferimento al Giappone, la crescita  nel 2025 (+1,2%) è da attribuire alla significativa espansione della domanda interna (+1,3%), che si è espressa attraverso la solidità dei consumi privati (+1,4%) e degli investimenti (+1,5%).
Per le Economie Emergenti, la dinamica complessiva (+4,4%) è stata sostenuta soprattutto dalla tenuta della Cina (+5%) sull’onda della crescita dell’export, in particolare verso le altre economie dell’Asia (1.200 miliardi di dollari, 6% del PIL). Per il biennio 2026-2027, il Fondo Monetario Internazionale delinea tre scenari: uno di base e due ipotesi peggiorative, legate al perdurare della guerra in Medio Oriente, caratterizzate da minore crescita e inflazione più elevata.
Lo scenario internazionale di riferimento prevede una crescita globale del 3,1% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, con un tasso di inflazione stimato al 4,4% nel 2026 e al 3,7% nel 2027, con un prezzo medio del petrolio a 82 dollari al barile.
In questo quadro, la crescita delle Economie Avanzate è stimata al +1,8% e al +1,7% nel biennio previsivo. Gli Stati Uniti, favoriti dal sostegno fiscale e dal ruolo di esportatore energetico, crescerebbero del 2,3% nel 2026 e del 2,1% nel 2027. L’Eurozona, maggiormente esposta allo shock energetico, rallenterebbe all’1,1% nel 2026, a causa sia della decelerazione dei consumi (da +1,5% a +1,1%), sui quali graverà un tasso di inflazione al 2,6%, sia di quella degli investimenti (dal +3%, al +2,1%).
Nel 2027, si osserverà una lieve ripresa della crescita all’1,2%, in un contesto di invarianza dei consumi, di decelerazione degli investimenti (+1,6%) e di graduale riduzione dell’inflazione, con un aumento stimato al 2,2%. 
Nei confronti del Giappone, nel 2026 si registrerà una significativa riduzione della dinamica (+0,7%). Nel 2027 le previsioni indicano il proseguire del trend di decelerazione del PIL (+0,6%).
Per i mercati emergenti, il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita del 3,9% nel 2026 e del 4,2% nel 2027, su livelli inferiori al 2025 (+4,4%). 
Su tali dinamiche pesa il rallentamento della Cina, prevista al +4,4% nel 2026, a causa dei problemi strutturali endogeni dell’economia e della decelerazione del commercio mondiale. 
Nel 2027, nonostante la ripresa del commercio internazionale, il perdurare della crisi immobiliare e i minori rendimenti sugli investimenti, oltre alla dinamica contenuta della produttività determineranno un ulteriore rallentamento del PIL cinese (+4%).
 

Economia italiana

Nel 2025 l’economia italiana ha registrato un marcato rallentamento del PIL (+0,5%), inferiore sia alla crescita del 2024 (+0,8%) sia all’incremento conseguito dall’Eurozona (+1,4%).
Su tale dinamica ha inciso la decelerazione dei consumi nazionali (+0,9%) e delle famiglie (+1%), entrambi superiori al punto percentuale nel 2024. Sul fronte degli investimenti, invece, dopo la flessione del 2024 (-3,1%), si è osservata una consistente ripresa (+3,5%).
Lo scenario previsivo per il biennio 2026-2027 si inserisce in un quadro globale in cui il grado di incertezza si è ulteriormente elevato a seguito della guerra in Medio Oriente e al conseguente blocco del traffico marittimo – attraverso lo stretto di Hormuz – di petrolio, gas e prodotti della raffinazione: l’impatto sull’Italia rischia di essere di vaste proporzioni, considerando che dai Paesi del Golfo Persico proviene il 10% circa del petrolio greggio (in particolare Arabia Saudita e Iraq), l’11% del gas naturale (Qatar) e un quarto dei prodotti petroliferi raffinati (il 20% circa dalla sola Arabia Saudita).
Il contesto globale sfavorevole e i limitati margini di manovra per politiche di bilancio espansive, per i noti problemi strutturali di finanza pubblica, delineano un quadro previsivo 2026-2027 caratterizzato da una crescita asfittica: le attese per il 2026 (FMI, Banca d’Italia, Prometeia, Ref e OCSE) evidenziano quindi un intervallo compreso tra +0,5% e +0,4%; mentre nel 2027, la dinamica – ancora inferiore al punto percentuale – registrerà un incremento poco più elevato (tra +0,5% e +0,6%).
 

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