Scenario

Trimestre
Secondo
Anno
2026

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Quadro internazionale

Il persistere di un quadro globale ancora dominato dall’incertezza e dal proseguimento della guerra tra Stati Uniti e Iran nello scacchiere mediorientale si è riflesso inevitabilmente sull’aggiornamento delle stime di crescita elaborate dal Fondo Monetario Internazionale nel World Economic Outlook di  luglio. Nel dettaglio, la crescita è stimata al 3% per il 2026 e al 3,4% per il 2027, in calo rispetto alla media del 3,5% osservata nel biennio 2024-2025.
In questo contesto, il commercio mondiale è previsto in significativo rallentamento: dal +5% del 2025 al +3,5% nel 2026, con una parziale ripresa al +4,3% nel 2027.
Su questa dinamica incidono in senso opposto diverse forze: il rallentamento dovuto agli effetti della guerra in Medio Oriente è stato parzialmente compensato dalla forte domanda nel settore tecnologico, mentre l’impatto limitato sui prezzi del petrolio è ascrivibile all’immissione sul mercato delle riserve strategiche, principalmente statunitensi, e dalla riduzione della domanda della Cina. 
I prezzi dell'energia restano tuttavia elevati: il petrolio è previsto a 89 dollari al barile nel 2026 (+32% rispetto al 2025), il gas naturale è stimato in ulteriore aumento di oltre 15 dollari (+22%). I prezzi dei fertilizzanti (+26%) e degli alimentari (+8%) sono entrambi in crescita, con impatti sulla sicurezza alimentare dei Paesi a basso reddito.
La probabilità di uno scenario di shock energetico estremo si è attenuata, ma il rischio di inflazione è aumentato: l'inflazione globale è prevista in aumento: dal 4,1% del 2025  al 4,7% nel 2026, per poi scendere al 3,9% nel 2027.
L'impatto finale, come evidenziato dall’update di luglio dell’FMI varia molto tra i Paesi, a seconda dell'esposizione al conflitto e del ruolo nella catena del valore tecnologica.
Nel novero delle Economie Avanzate stimate in crescita a +1,7% nel 2026 e a +1,8% nel 2027, sono presenti ampie differenziazioni in ragione della minore o maggiore esposizione alle fluttuazioni dei prezzi dei beni energetici.
Gli Stati Uniti, Paese esportatore di petrolio e gas, continuano a essere più resilienti dell'Europa. La crescita del PIL è prevista al 2,3% nel 2026, con un rallentamento nella seconda metà dell'anno a causa dell'erosione del reddito reale e dei salari da parte dell'inflazione.  I segnali del mercato del lavoro sono contrastanti: la creazione di posti di lavoro rimane positiva, ma la minore mobilità e la minore fiducia indicano prospettive fragili per i consumi privati nei prossimi trimestri.
Il contesto previsivo per il 2027 evidenzia quindi una lieve riduzione della crescita (+2,2%). L’Eurozona, importatrice netta di energia e la più esposta alla volatilità dei  prezzi di petrolio e gas, risulterà la più colpita tra le aree avanzate: la dinamica del PIL dovrebbe scendere a +0,9% con un tasso di inflazione previsto al 3,1% e un secondo aumento stimato dei tassi da parte della BCE a settembre, in un contesto di domanda aggregata debole. La ripresa verrebbe quindi posticipata al 2027 (+1,2%). 
Il medesimo trend è stimato per il Giappone, con un aumento del PIL previsto a +0,6% nel 2026 e a +0,7% nel 2027.
Per i mercati emergenti e in via di sviluppo la crescita complessiva prevista per il 2026 è ferma al 3,8% (+4,5% nel 2025), per poi attestarsi al +4,5% nel 2027, con ampie differenziazioni al suo interno.
In particolare, si stima un rallentamento della crescita per la Cina, che si attesterà a un +4,6% nel 2026 (+5% nel 2025): una dinamica sostenuta da investimenti pubblici, produzione manifatturiera ed export, che compenseranno la debolezza del settore immobiliare, degli investimenti privati e delle vendite al dettaglio. Trend che si rifletteranno sulle prospettive per il 2027, che indicano un ulteriore indebolimento del PIL (+4,1%) secondo le stime FMI.
L’India rimane invece tra le economie a maggior ritmo di crescita, prevista a +6,4% nel 2026 e a +6,7% nel 2027.

 

Economia italiana

L’economia italiana, dopo il marcato rallentamento del PIL nel 2025 (+0,5%), presenta uno scenario previsivo 2026-2027 molto frammentato, sul quale grava ancora lo scenario di incertezza che domina il quadro internazionale e in particolare i riflessi sugli approvvigionamenti energetici della guerra in Medio Oriente e del blocco del transito nello Stretto di Hormuz nel Golfo Persico.
Su tale assunto le previsioni del Fondo Monetario delineano un aumento del PIL fermo a +0,5% nel 2026 e nel 2027, immutato quindi rispetto alle previsioni di aprile, allineate anche alle previsioni della Commissione Europea per il 2026, mentre per il 2027 la crescita viene rivista al rialzo a +0,6%.
Il primo trimestre 2026, migliore di quanto atteso, ha invece comportato una consistente revisione al rialzo delle previsioni per il 2026 da parte di OCSE e dei previsori nazionali (Istat, Prometeia e Ref), che indicano quindi un incremento del PIL nazionale a +0,7% nel 2026. In particolare, secondo Istat, sulla scorta dei dati del secondo trimestre, la crescita acquisita per il 2026, risulterebbe pari a +0,8%.
Le differenze maggiori si riscontrano, invece, nei confronti delle previsioni relative al 2027. In particolare, OCSE e Istat confermano il ritmo di crescita a +0,7% per il prossimo anno, mentre più pessimista è la stima elaborata da Prometeia, che indica una significativa frenata della dinamica con una valutazione della crescita ferma a +0,4%. Su un piano opposto si colloca la previsione di Ref, che si attende un incremento del PIL italiano a +0,9% nel 2027.

 

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