Scenario

Trimestre
Primo
Anno
2022
Quadro nazionale

Il contesto macroeconomico internazionale continua a caratterizzarsi per la compresenza di molteplici fattori che appesantiscono la dinamica di ripresa dopo la crisi indotta dalla pandemia.

In particolare, sta emergendo nella sua drammaticità la ripresa dell’inflazione su scala planetaria: l’accresciuta domanda mondiale susseguente alla recessione e la carenza di commodity, (energetiche e non) che si sono aggiunte alle difficoltà delle supply chains nel far fronte alla domanda hanno spinto i prezzi dei mercati a livelli mai raggiunti in precedenza. Tale trend è stato ulteriormente rafforzato, in senso peggiorativo, dalla guerra tra Russia e Ucraina e dal corollario di sanzioni internazionali, sia commerciali sia di tipo finanziario, verso la Federazione Russa quale Paese aggressore.

Le problematiche scaturite dal conflitto hanno quindi contribuito a elevare i prezzi delle materie prime, dato che entrambi i Paesi sono tra i principali produttori sia di derrate agricole (grano e mais) – esportate soprattutto verso partner del Terzo e Quarto Mondo – sia di metalli pregiati per le produzioni industriali dell’Occidente come nickel, alluminio e palladio.

È tuttavia il fronte energetico l’elemento di maggiore preoccupazione e incertezza, in particolare per l’Europa a causa delle forniture di gas e di petrolio di cui la Russia fornisce un’ampia quota delle quantità utilizzate nel continente sia per usi civili che industriali (rispettivamente 30% e 40%). I prezzi del petrolio sono quindi aumentati, ma gli incrementi sono stati in gran parte contenuti grazie alla capacità produttiva inutilizzata di alcuni Paesi – soprattutto Opec – e alle riserve petrolifere strategiche detenute da altri, allontanando quindi il pericolo di uno shock da offerta pur essendo presente ancora un contesto di alta inflazione globale.

In tale situazione, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale contenute nel World Economic Outlook di aprile 2022, le mutate condizioni macroeconomiche, gli sviluppi sanitari della pandemia e il deterioramento – ormai irreversibile – delle relazioni internazionali tra Russia e Paesi Occidentali determinerà nell’orizzonte di previsione 2022-2023 una significativa decelerazione del PIL globale stimato al +3,6% in entrambi gli anni, con un’inflazione che potrebbe risultare molto superiore alle attese.

Gli effetti del deterioramento della situazione geopolitica – che permarranno anche negli anni futuri – si rifletteranno in primo luogo in Europa, in particolare nell’area centro orientale e nei confronti di quei Paesi in via di sviluppo dipendenti dalla Russia dal punto di vista alimentare e nei quali le campagne vaccinali stentano ancora a partire.

Le riduzioni più significative delle stime afferiscono pertanto all’Eurozona per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina; le previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicano un aumento della ricchezza prodotta nel 2022 (+2,8%), inferiore al novero delle economie avanzate (+3,3%). Le ripercussioni del conflitto saranno inoltre evidenti anche nel 2023, quando il PIL dell’Eurozona decelererà ulteriormente (+2,3%), riducendo sensibilmente i consumi privati (+1,6%).

In relazione agli Stati Uniti, nonostante un contesto di alta inflazione, indotta in primo luogo dal capitolo dei prezzi energetici, si osserverà un passo più marcato della ripresa nel 2022, in quanto risentirà solo indirettamente degli effetti del conflitto europeo (+3,7%).

Nel 2023, essendo ormai definitivamente esauriti gli effetti degli stimoli fiscali e monetari, si osserverà per gli USA una crescita del PIL a un passo più ridotto (+2,3%) e un rientro dell’inflazione (2,9%), prossima quindi al tasso obiettivo del 2% fissato della Federal Reserve.

Relativamente al Giappone, le stime 2022-2023 sono orientate verso una ridefinizione significativa dell’attività economica.

La dinamica del PIL si manterrà in crescita nel 2022 (+2,4%) in virtù dell’apporto decisivo dei consumi privati (+2,2%), mentre il passo della ripresa registrerà una stabilizzazione nel corso del 2023 (+2,3%).

Se consideriamo la Cina, il verificarsi di focolai più frequenti e un approccio di tolleranza “zero-Covid” ha costretto l’attività economica cinese a un modello stop-and-go, sfociato nel blocco di una megalopoli come Shanghai e del suo hub portuale.

Lo scenario tracciato dal FMI indica quindi un rallentamento della dinamica del PIL nel 2022 (+4,4%), che si rafforzerà nel corso del 2023 (+5,1%), pur mantenendosi distante dai tassi di crescita sperimentati negli anni precedenti.

 

Economia italiana

Tutti gli elementi che gravano sul contesto globale dell’economia si sono riflessi in misura massiccia e negativa sulle prospettive per l’Italia per il biennio 2022-2023.

Le ultime proiezioni elaborate da Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Prometeia, Centro Studi Confindustria e dal Governo, indicano un consistente ridimensionamento della dinamica del PIL nel 2022, rispetto alla scala di crescita contenuta negli obiettivi programmatici del Governo;  quest’ultimo – partendo da un quadro tendenziale del +2,9% – mira a incrementare la crescita nel corrente anno a +3,1%, attraverso una politica di bilancio espansiva utilizzando gli spazi di finanza pubblica – quantificabili in 4,5 miliardi di euro, che si aggiungono ai 10 già messi in campo in precedenza – e secondariamente, attraverso il contenimento del rialzo dei costi delle opere pubbliche, il sostegno alle filiere produttive penalizzate dal conflitto e ai settori economici maggiormente colpiti dalla pandemia, oltre che attraverso l’accoglienza dei rifugiati dall’Ucraina.

In questo contesto, alla luce dell’abbassamento della previsione di indebitamento netto tendenziale al 5,1% del PIL, il governo ha deciso di confermare per il 2022 l’obiettivo di rapporto tra deficit e PIL al 5,6% e di utilizzare il risultante margine di circa 0,5 punti percentuali di PIL per tali scopi.

Gli effetti della manovra si rifletteranno, oltre che sulla dinamica del PIL, anche sui rapporti caratteristici di finanza pubblica; quindi, nel 2023 si osserverà un’ulteriore diminuzione sia del deficit sia del debito in rapporto alla ricchezza nazionale prodotta (rispettivamente al 3,9% e al 145,2%).

Come evidenziato, l’intervallo delle previsioni per il 2022 è molto ampio, con una scala di escursione ravvicinata tra Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Prometeia e Centro Studi Confindustria (tra +1,9% +2,3%) per i quali l’aumento per il 2022 è più limitato rispetto alle previsioni formulate dal Governo: gli spazi di crescita registreranno quindi una riduzione, portando il trend del 2022 sui volumi determinati dall’effetto statistico di trascinamento dell’anno precedente, ossia del 2021, in un contesto di alta inflazione.

La crescita dell’inflazione taglierà pertanto la capacità di spesa indebolendo i consumi da un lato e dall’altro i margini di ricavo delle imprese, in particolare per le attività caratterizzate da un’elevata intensità energetica delle produzioni, ma in generale peseranno sulle imprese sia l’aumento dei costi sia il deterioramento delle attese sulla domanda interna ed estera.

Relativamente al 2023, si osserva ancora un ampio differenziale di previsione tra stime governative, della Commissione Europea e di Prometeia da un lato e quelle elaborate dal Centro Studi Confindustria e dal Fondo Monetario Internazionale dall’altro; in particolare i primi tre ritengono osservabile una crescita intorno ai 2,5 punti, mentre le stime di Confindustria sono più pessimiste e convergenti con le previsioni elaborate dal Fondo Monetario Internazionale, che indicano la crescita per il 2023 in un intervallo di poco superiore al punto e mezzo, vicino quindi al PIL potenziale dell’Italia.

 

 

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