La dinamica dell'interscambio lodigiano
Tra gennaio e marzo 2026, le esportazioni delle imprese lodigiane ammontano a 1,3 miliardi di euro, evidenziando una dinamica fortemente negativa rispetto allo stesso periodo del 2025 (-21,6%, che in valori assoluti si tratta di un calo di quasi 360 milioni).
A livello settoriale, il comparto dell’elettronica si conferma il più rilevante a Lodi: incide infatti per il 42,3% delle esportazioni provinciali, in cifre si tratta di poco meno di 550 milioni di euro di merci esportate in tre mesi.
A grande distanza seguono il settore della chimica (210 milioni di euro, il 16,2% del totale) e quello degli apparecchi elettrici che supera di poco l’alimentare, entrambi tra i 140 e i 150 milioni di euro; tra i rimanenti comparti, solo farmaceutica e gomma-plastica superano di poco la soglia dei 50 milioni di euro di merci esportate.
Al pari di quanto avvenuto per l’export, le importazioni delle imprese lodigiane registrano una rilevante variazione di segno negativo. Nei primi tre mesi del 2026 l’import del lodigiano ammonta a poco più di 2 miliardi di euro, il 24% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
La prima voce dell’import lodigiano, come avviene per l’export, è rappresentata dall’elettronica: i flussi di merci del settore a inizio 2026 sono pari a quasi 720 milioni di euro, equivalenti al 34,9% delle importazioni complessive.
Altri due comparti importanti per valore delle merci scambiate sono la farmaceutica e l’alimentare, che valgono rispettivamente circa 370 e 360 milioni di euro di import (insieme costituiscono il 35,4% del totale). Seguono a una certa distanza la chimica, al di sotto dei 215 milioni di euro, quindi i macchinari con poco più di 100 milioni.
A confronto con il primo trimestre del 2025, l’export lodigiano registra un sensibile calo del 21,6%, quasi 360 milioni di euro di merci movimentate in meno. L’elettronica, ovvero il comparto più rilevante, è anche il principale responsabile della flessione: segna infatti un calo del 38,9%, che in valori assoluti comporta una riduzione di quasi 350 milioni di euro.
Tra gli altri settori dell’export provinciale si osserva in ogni caso una prevalenza di variazioni di segno negativo. In particolare la chimica – secondo comparto per volumi – registra un calo, per quanto relativamente lieve (-0,7%). Superiori al 10% le perdite che riguardano prodotti in metallo (-16,9%), gomma-plastica (-12,3%) e farmaceutica (-16,6%).
Tra quelli in crescita, il settore più rilevante per volumi è costituito dagli apparecchi elettrici, circa 29 milioni di euro in più (+24,7%), a cui si aggiunge un incremento dell’1,1% che riguarda l’alimentare.
A confronto con il dato del primo trimestre del 2025, le importazioni delle imprese lodigiane segnano un importante calo del 24%, imputabile principalmente all’elettronica: quasi 720 milioni di euro di merci in meno rispetto all’anno precedente (-38,5%). In generale, come si osserva dal grafico, risultano in calo quasi tutti i comparti dell’import lodigiano.
Registrano un calo anche il secondo e terzo settore per rilevanza nelle importazioni lodigiane, ovvero farmaceutica (-5,4%) e alimentare (-11,6%). In termini percentuali, risultano dimezzati i flussi relativi alla gomma-plastica (-51,5%).
Le uniche eccezioni di segno positivo sono rappresentate da tre comparti, comunque relativamente importanti per volumi: chimica (+1,2%), macchinari (+2,4%) e apparecchi elettrici (+1,6%).
Le esportazioni delle imprese lodigiane tra gennaio e marzo del 2026 riguardano in larghissima prevalenza i Paesi europei, verso cui è diretta la quasi totalità dei flussi: oltre il 90%, per un ammontare di poco meno di 1,2 miliardi.
La destinazione principale sono i Paesi dell’Unione Europea (1,1 miliardi), mentre le merci dirette ai Paesi europei non UE valgono 50 milioni, la metà dei quali riguardano i due mercati principali, ovvero Svizzera e Regno Unito.
Al di fuori dell’Europa, 61 milioni di euro di merci sono destinate al continente asiatico (il 4,7% del totale), di cui poco più di 21 milioni in Medio Oriente e 29,5 milioni in Asia Orientale; la sola Cina è meta di 9,6 milioni di euro dell’export provinciale, seguita dall’India con 7,4 milioni.
Le imprese lodigiane esportano infine quasi 34 milioni di euro di merci verso il continente americano (il 2,6% del totale), dirette in prevalenza verso gli Stati Uniti (20,7 milioni).
L’import della provincia registra una quota del 58,4% di flussi che provengono dal continente europeo, in valori assoluti si tratta di 1,2 miliardi di euro. La quasi totalità di questi flussi arriva da Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, tranne i poco meno di 50 milioni di euro dei mercati europei extra-UE (principalmente Svizzera e Regno Unito).
Provengono invece dall’Asia quasi il 40% delle importazioni del lodigiano (in cifre si tratta di 822 milioni di euro).
La Cina continua a essere il primo Paese asiatico di approvvigionamento: oltre 590 milioni di euro nei primi tre mesi del 2026, poco meno del 29% dell’import provinciale complessivo. Piuttosto rilevante per le imprese lodigiane anche il valore del mercato indiano, da cui provengono più di 50 milioni di euro di merci.
La dinamica annua negativa dell’export lodigiano risente soprattutto della riduzione dei flussi diretti nei Paesi europei. Le esportazioni verso il vecchio continente sono in calo su base annua del 23,3%, una riduzione di quasi 360 milioni di euro.
Il calo riguarda sia i mercati parte della UE, per i quali si registra una riduzione del 22,6%, che gli altri Paesi europei (-36,3%), per i quali si osserva soprattutto un forte ridimensionamento del mercato della Svizzera (-65,7%).
Anche nei confronti dell’Asia si osserva una flessione annua dell’export, contenuta però al 7,9%, per effetto della riduzione delle esportazioni in Asia Orientale (-22,6%), mentre risultano in crescita i Paesi del Medio Oriente (+4,2%) e dell’Asia Centrale (+32,9%). Cina (-31,4%), Giappone (-34,7%) e le quattro Tigri Asiatiche (-10,3%) sono i mercati maggiormente responsabili del calo.
Nei confronti delle Americhe si segnala invece una dinamica di segno positivo (+24,7%). Crescono soprattutto le merci dirette verso il Nord America, con un incremento del 39,7%, mentre si registra un aumento limitato all’1,8% per i Paesi del Centro-Sud America.
Come per l’export, anche le importazioni di merci del lodigiano registrano una dinamica annua di segno negativo (-24%). Si osserva un calo di importante entità sia dei flussi provenienti dall’Europa (-15,9%, in cifre 228 milioni di euro in meno) sia dal continente asiatico
(-34,2%, quasi 430 milioni in meno).
Nei confronti dell’Europa si nota una diminuzione delle importazioni superiore al 10% sia nei confronti dei partner UE (-16,1%) sia degli altri mercati (-11,8%), nonostante la crescita delle merci provenienti dalla Svizzera (+25,4%).
La riduzione dell’import lodigiano dall’Asia si deve a una flessione che riguarda tutte e tre le macro-aree del continente; in termini percentuali si osservano importazioni più che dimezzate da Medio Oriente (-71,3%) e Asia Centrale (-67,9%), mentre in valori assoluti pesano i quasi 290 milioni di euro in meno dall’Asia Orientale (-27,6%).
Nel primo trimestre del 2026, il principale mercato per le esportazioni lodigiane in Unione Europea risulta essere la Spagna, verso cui si dirigono 500 milioni di euro di merci, ovvero il 44% dei flussi diretti in UE e il 38,6% dell’export complessivo della provincia.
A grande distanza troviamo la Francia, che – pur costituendo il secondo mercato in UE – vale meno di un terzo dell’export diretto in Spagna, per un ammontare di 147 milioni di euro di merci in partenza dalla provincia in tre mesi.
Il terzo posto è occupato dalla Grecia, con quasi 82 milioni di euro, segue in quarta posizione la Germania, verso la quale si dirigono 77 milioni in euro. Nessuno degli altri mercati UE supera la soglia di 50 milioni di euro di export del lodigiano.
Il primo Paese di approvvigionamento per le imprese lodigiane nell’Unione Europea si conferma la Germania: tra gennaio e marzo 2026 provengono poco meno di 360 milioni di euro di merci dal mercato tedesco, pari al 31% dell’import da Paesi UE.
Seguono in graduatoria Francia e Spagna, rispettivamente a quota 226 e 148 milioni di import in tre mesi; insieme alla Germania, questi tre mercati valgono il 63,5% dell’import lodigiano dalla UE e poco più di un terzo dell’import complessivo.
Appena al di sotto dei 100 milioni si trovano i Paesi Bassi, più distanti Belgio e Polonia, gli unici altri due mercati che superano la quota dei 50 milioni di euro di import.
Come già osservato, l’export della provincia di Lodi verso l’UE registra un sensibile calo del 22,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dal grafico emerge peraltro una performance negativa diffusa che riguarda la maggior parte dei mercati.
Tra le principali destinazioni, due incidono maggiormente sul calo: in primo luogo la Spagna segna una riduzione annua di un terzo (-33%), pari a quasi 250 milioni in meno, simile in termini percentuali il dato della Grecia (-32,4%).
I maggiori mercati di sbocco registrano invece un calo di minore entità: Francia (-8,9%), Germania (-12,1%) e Paesi Bassi (-3,1%). In controtendenza la Polonia (+3,8%), mentre tra i mercati minori risulta più che raddoppiato l’export lodigiano verso la Slovacchia.
Al pari di quanto avvenuto per l’export, il grafico mostra una quasi totale prevalenza di variazioni negative tra i Paesi UE, e ciò in particolare tra i principali mercati.
Germania (-6,7%), Francia (-10,8%) e Paesi Bassi (-5,6%) calano in maniera relativamente contenuta, spiccano invece le riduzioni di Spagna (-30,9%) e Belgio (-23,5%).
La Polonia costituisce la principale eccezione, segnando una variazione annua dell’import praticamente nulla (+0,2%).