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2026

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Indice del fatturato dei servizi

Nel primo trimestre 2026 il settore dei servizi della provincia di Lodi ha confermato il percorso di crescita del fatturato rispetto alla fine del 2025, evidenziando quindi un quadro ancora favorevole.
Il focus sul profilo trimestrale dei servizi, analizzato attraverso la dinamica dell’indice destagionalizzato del fatturato (base 2015=100), colloca il primo trimestre 2026 in area di massimo, su un valore prossimo a 125,1 in lieve aumento rispetto al quarto trimestre 2025 (124,7) e corrispondente a una variazione congiunturale pari a +0,3%.
Su base tendenziale, il segnale appare invece debole: la dinamica annua del primo trimestre 2026 indica un rallentamento del comparto rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nel complesso, l’evoluzione osservata segnala quindi una fase di crescita che resta sostenuta nei livelli, ma accompagnata da un indebolimento del profilo tendenziale su base annua.
 

Le previsioni per il secondo trimestre 2026

Le aspettative delle imprese del terziario lodigiano per il primo trimestre 2026 – espresse dai saldi delle risposte, quale differenza tra ipotesi di aumento e di diminuzione) – registrano un quadro di miglioramento del sentiment sia per il fatturato sia per l’occupazione.
In particolare, per il fatturato si osserva un recupero del saldo rispetto alla precedente rilevazione (da -11,3% a -1,7%), determinato dalla riduzione della quota di imprese con prospettive di calo del volume d’affari nel prossimo trimestre (da 24,5% a 19%) e dal contestuale aumento delle frazioni di operatori con stime di aumento (da 13,2% a 17,2%) e di stabilità del fatturato (da 62,3% a 63,8%). 
In relazione all’occupazione, osserviamo un miglioramento delle previsioni espresso dal passaggio del saldo complessivo da un quadrante negativo a uno positivo (da -2% a +1,7%), in un contesto di stabilizzazione della dinamica che coinvolge oltre il 77% delle imprese dei servizi.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Indice della produzione industriale

Nel primo trimestre del 2026, l’artigianato manifatturiero lodigiano registra un netto peggioramento di tutti gli indicatori, segnando variazioni negative sia su base congiunturale sia tendenziale. I dati negativi si riflettono anche sulle aspettative, che registrano un netto peggioramento rispetto a tre mesi fa.
In rapporto allo stesso periodo del 2025, la produzione denuncia un rilevante calo del 5,5%, in netto contrasto con la crescita registrata nella scorsa rilevazione.
Osservando una porzione più ampia del grafico, si può peraltro notare come l’artigianato lodigiano non sia ancora riuscito a recuperare i livelli produttivi della prima metà del 2019.
Il numero indice della produzione (calcolato ponendo l’anno 2015 come base uguale a 100) scende nel trimestre in esame fino a raggiungere quota 95,5.
 

Analisi congiunturale

La dinamica congiunturale dell’artigianato manifatturiero lodigiano segna dunque un rilevante peggioramento rispetto al trimestre scorso. A livello regionale si mantiene invece un minimo trend di crescita, in particolare per la produzione.
Essa infatti registra a Lodi un pesante calo dell’1,8% su base congiunturale (dato destagionalizzato), contro la piccola crescita dello 0,3%, che si osserva in Lombardia. Il fatturato in provincia registra una migliore tenuta, segnando un calo solamente dello 0,2%, mentre mantiene una dinamica positiva l’artigianato regionale (+0,2%).
La dinamica degli ordini mostra la medesima divaricazione tra la performance del lodigiano e quella della Lombardia nel complesso, calano infatti dell’1,3% gli ordini in provincia rispetto a una sostanziale stabilità (-0,1%) in regione.
 

Analisi tendenziale

Anche la dinamica tendenziale, quindi a confronto con il primo trimestre del 2025, registra una dinamica nel complesso negativa per l’artigianato lodigiano. Diversamente si rileva a livello lombardo, dove permane un trend di crescita per tutti gli indicatori.
La produzione dell’artigianato lodigiano segna un rilevante calo annuo del 5,5%, in deciso contrasto con il dato regionale che indica una crescita del 2%.
Per il fatturato dell’artigianato provinciale si osserva una flessione di entità più contenuta (-0,5%). In Lombardia, per contro, la crescita si mantiene piuttosto sostenuta, in linea con la progressione della produzione (+1,9%).
La dinamica degli ordini restituisce un quadro simile, presentando una decisa flessione per l’artigianato locale (-2,4%) nonostante una performance di crescita, per quanto contenuta, a livello regionale (+0,5%).
 

Previsioni per il secondo trimestre 2026

Le aspettative degli operatori artigiani del lodigiano riflettono il generale peggioramento del comparto, evidenziando un clima di fiducia decisamente più pessimista rispetto alla scorsa rilevazione.
Per la produzione si osserva una quota particolarmente elevata di quanti si attendono un calo (35,5%), mentre si riducono al contempo le aspettative di crescita, portando il saldo a un livello pesantemente negativo (-22,6 punti percentuali). Si tratta di un netto peggioramento rispetto agli ultimi due trimestri, avvicinandosi invece al dato della prima metà del 2025 in cui si erano registrate le aspettative peggiori dell’ultimo triennio.
Le attese sulla domanda interna presentano il medesimo saldo negativo, con una distribuzione solo leggermente diversa delle preferenze, registrando maggiori giudizi di stabilità.
Da ultimo, le aspettative sull’occupazione risultano meno pessimiste, per effetto della consueta prevalenza dei giudizi di stabilità che arriva nel trimestre al 96,8% degli operatori, contro un 3,2% di giudizi di peggioramento.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Indice della produzione industriale

Nel primo trimestre del 2026, l’industria manifatturiera del lodigiano riporta indicatori di segno negativo, interrompendo la fase di robusta crescita che ha caratterizzato il biennio precedente. Tutti e tre gli indicatori rilevati –  produzione, fatturato e ordini – segnano infatti un calo sia su base congiunturale che tendenziale. Risentono dei dati negativi anche le aspettative, che registrano un peggioramento soprattutto per la produzione.
Rispetto al primo trimestre del 2025, la produzione industriale del lodigiano denuncia un calo del 3,7%: la prima variazione tendenziale negativa dopo più di due anni. Il numero indice (calcolato ponendo pari a 100 l’anno 2015) scende a quota 139,7 nel trimestre in esame.
Osservando l’andamento della curva del numero indice della produzione manifatturiera, emergono chiaramente la forte flessione della prima metà del 2020 e la successiva ripresa, con una crescita in rallentamento tra 2022 e 2023 e una nuova fase di recupero nella prima metà del 2024.
 

Analisi congiunturale

Gli indicatori congiunturali dell’industria manifatturiera lodigiana evidenziano, come accennato, solamente variazioni di segno negativo, mentre continua a crescere l’industria lombarda.
Rispetto allo scorso trimestre, la produzione industriale soffre un calo dello 0,3% in provincia (dato destagionalizzato), mentre a livello lombardo si mantiene una crescita in linea con quella dello scorso trimestre (+0,5%).
La dinamica del fatturato segna a Lodi una variazione negativa ancora più pesante di quella della produzione (-3,1%), registrando riduzioni delle vendite sia in Italia che all’estero, contro una crescita del fatturato del manifatturiero regionale (+0,6%). La quota realizzata all’estero nel trimestre è pari al 29,6%, circa una decina di punti percentuali in meno del dato regionale, che risulta del 38,9%.
Anche gli ordini del manifatturiero lodigiano presentano una forte variazione congiunturale negativa: ciò vale in particolare per gli ordini esteri (-2,6%), mentre tengono relativamente meglio quelli interni
(-0,9%). A livello lombardo si conserva una piccola crescita per la componente estera (+0,3%), cui si affianca una dinamica decisamente migliore per quella interna (+1,3%).
 

Analisi tendenziale

Anche se osserviamo la dinamica tendenziale, quindi il confronto con il primo trimestre 2025, tutti gli indicatori del manifatturiero lodigiano evidenziano un sensibile calo, in netto contrasto con le variazioni di segno positivo a livello regionale. La produzione industriale in particolare si riduce in un anno del 3,7% a Lodi, rispetto a una crescita del 2,4% dell’industria lombarda.
Una dinamica analoga si registra per il fatturato, che si è ridotto del 4,7% in provincia, mentre cresce del 2,8% in regione. Nel lodigiano si osserva una flessione maggiore per la componente estera (-5,4%) rispetto a quella interna (-4,4%). A livello regionale si osserva una dinamica di crescita guidata soprattutto dall’estero (+3,7%), ma aumenta comunque anche il fatturato interno (+2,2%).
Gli ordini acquisiti dall’industria lodigiana evidenziano una caduta di dimensioni persino maggiori: il calo rispetto allo stesso periodo di un anno fa è del 6,5%, per effetto soprattutto degli ordini esteri (-11,9%). A livello lombardo si mantiene invece una crescita pari al 2,7% per gli ordini totali, che beneficia in maggior misura dell’incremento degli ordini dall’Italia (+3,2%) piuttosto che dall’estero (+1,9%).
 

Mercato del lavoro

L’osservazione degli indicatori del mercato del lavoro dell’industria manifatturiera lodigiana del primo trimestre 2026 presenta segnali contrastanti. La quota delle imprese che dichiara di aver fatto ricorso alla CIG nel trimestre è in discesa dal 6,7% dello scorso periodo al 3,3% dell’attuale, ma – in contemporanea – cresce la quota espressa in percentuale sul monte ore lavorate (da 1% a 1,8%): un valore relativamente elevato nella serie storica recente.
Nel grafico si osserva come il picco di massimo della prima metà del 2020 (quando le imprese che hanno utilizzato la CIG erano intorno al 60%) si sia gradualmente riassorbito nei trimestri successivi, in particolare nella seconda metà del 2021; una limitata fase di incremento si è poi registrata tra fine 2023 e metà 2024.
Risulta invece negativo il saldo tra entrate e uscite di lavoratori pari a 
-0,4%. Si tratta di un dato in peggioramento rispetto ai trimestri recenti, risultando tuttavia in linea con il valore del primo trimestre 2025 (-0,3%).
 

Previsioni per il secondo trimestre 2026

Gli imprenditori del manifatturiero lodigiano si mostrano complessivamente più pessimisti rispetto alla scorsa rilevazione. Si osserva un saldo negativo tra giudizi di crescita e di riduzione per la produzione e la domanda interna, mentre è positivo per occupazione e domanda estera.
In particolare, il 16,7% degli intervistati prevede una crescita della produzione, in leggero calo rispetto allo scorso trimestre, mentre nello stesso periodo raddoppia la quota dei pessimisti (da 10% a 20%). Molto più ottimiste le prospettive sull’occupazione, per la quale si registra un saldo positivo tra ottimisti e pessimisti di ben 16,7 punti percentuali.
Le aspettative sulla domanda indicano un’esplicita predilezione per i mercati esteri, per i quali si osserva un saldo positivo tra i giudizi di aumento e di riduzione di 3,6 punti. Sono ancora in prevalenza negative invece, come negli ultimi trimestri, le aspettative sulla domanda interna: 16,7% i giudizi di calo e 10% quelli di crescita. Gli imprenditori del manifatturiero lodigiano mostrano complessivamente.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Settori

Tra gennaio e dicembre 2025, le esportazioni delle imprese lodigiane valgono 6,9 miliardi di euro, evidenziando una dinamica negativa rispetto al 2024 (-4,4%, che in valori assoluti si tratta di un calo di poco meno di 320 milioni).
A livello settoriale, il comparto dell’elettronica si conferma il più rilevante a Lodi: incide infatti per il 54,5% delle esportazioni provinciali, ovvero 3,7 miliardi di euro di merci esportate in dodici mesi.
A grande distanza seguono il comparto della chimica (824 milioni di euro, l’11,9% del totale) e quello dell’alimentare (662 milioni, pari al 9,6%); tra i rimanenti comparti, quello degli apparecchi elettrici è l’unico a superare la soglia dei 500 milioni di export annui.
Al pari di quanto avvenuto per l’export, le importazioni delle imprese lodigiane interrompono la lunga crescita che ha interessato tutti i trimestri del 2024. Nel 2025 l’import del lodigiano ammonta a 8,8 miliardi di euro, il 22,6% in meno rispetto al 2024.
La prima voce dell’import lodigiano, come avviene per l’export, è rappresentata dall’elettronica: i flussi di merci del settore nel 2025 sono pari a 3,1 miliardi di euro, equivalenti al 35,6% delle importazioni complessive.
Altri due comparti importanti per valore delle merci scambiate sono l’alimentare e la farmaceutica, che valgono rispettivamente 1,6 e 1,5 miliardi di euro di export (insieme costituiscono il 35,3% del totale). Più distante la chimica – in quarta posizione – comparto che si avvicina alla soglia degli 800 milioni di euro di merci importate in dodici mesi.
Rispetto al 2024, l’export lodigiano registra una riduzione del 4,4%: quasi 320 milioni di euro in meno di merci dirette all’estero. L’elettronica, ovvero il comparto più rilevante, è anche il principale responsabile della flessione, con un calo del 10,3% che in valori assoluti comporta una riduzione di oltre 430 milioni di euro.
Tra gli altri settori dell’export provinciale si osserva una prevalenza di variazioni di segno positivo. In particolare il secondo e il terzo comparto per volumi di esportazioni – chimica e alimentare – crescono rispettivamente del 9,5% e del 2,2%. Piuttosto rilevante l’incremento percentuale della voce residuale delle altre attività manifatturiere (+87,9%), in valori assoluti significa però una crescita di soli 15 milioni di euro.
Tra i segmenti in calo, l’unico di una certa rilevanza oltre all’elettronica è rappresentato dai macchinari, con una riduzione del 3,8% a confronto con l'anno precedente.
A confronto con il dato del 2024, le importazioni delle imprese lodigiane segnano un importante calo del 22,6%, imputabile principalmente all’elettronica: ben 2,8 miliardi di euro di merci in meno (-47,4%). Prevalgono invece variazioni di segno positivo per quanto riguarda la maggioranza degli altri settori.
Tra i comparti che registrano una crescita dell’import si segnala in primo luogo la farmaceutica (+11,8% per quasi 160 milioni in più). In termini percentuali si osservano forti incrementi per vari segmenti minori, quali i macchinari (+26,1%), l’abbigliamento (+64,8%) e i mezzi di trasporto (+20,1%).
L’alimentare registra una variazione quasi nulla (-0,1%), mentre presentano una variazione negativa, oltre all’elettronica, anche gomma-plastica (-22,2%) e prodotti in metallo (-9%).
 

 

Aree geoeconomiche globali

Le esportazioni delle imprese lodigiane durante il 2025 riguardano in larghissima prevalenza i Paesi europei, verso cui è diretta la quasi totalità dei flussi: oltre il 90%, per un ammontare di 6,3 miliardi.
La destinazione principale sono i Paesi dell’Unione Europea (quasi 6 miliardi), mentre le merci destinate a Paesi europei non UE valgono circa 370 milioni, di cui più di 200 riguardano il mercato principale, ovvero la Svizzera.
Al di fuori dell’Europa, 328 milioni di euro di merci sono destinate al continente asiatico (il 4,8% del totale), di cui circa 120 milioni in Medio Oriente e 170 milioni in Asia Orientale; la sola Cina è meta di 61 milioni di euro dell’export provinciale, seguita dall’India con 30 milioni.
Le imprese lodigiane esportano infine circa 126 milioni di euro verso il continente americano (l’1,8% del totale), la metà dei quali interessano gli Stati Uniti (65,5 milioni).
L’import della provincia registra una quota del 59% di flussi che provengono dal continente europeo, in valori assoluti si tratta di 5,2 miliardi di euro. La quasi totalità di questi flussi proviene da Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, tranne i poco meno di 250 milioni di euro dei mercati europei extra-UE (principalmente Regno Unito e Svizzera).
Provengono invece dall’Asia il 39,3% delle importazioni del lodigiano (in cifre si tratta di 3,5 miliardi di euro).
La Cina continua a essere il primo Paese asiatico di approvvigionamento: 2,6 miliardi di euro nel 2025, poco meno del 30% dell’import provinciale complessivo. Piuttosto rilevante anche il valore del mercato indiano, da cui provengono oltre 270 milioni di euro di merci.
La dinamica annua dell’export lodigiano registra variazioni di segno negativo verso le principali direttrici. Nei confronti dell’Europa in particolare, l’export si riduce del 4,6% rispetto al 2024, circa 300 milioni di euro in meno.
I flussi relativi ai mercati UE sono in calo del 4,2%, mentre per i Paesi europei non UE si registra una diminuzione più pesante, pari al 10,5%, dovuta principalmente alla riduzione dei flussi che interessano la Svizzera.
Anche nei confronti dell’Asia si osserva una flessione rispetto al 2024 (-8,5%), per effetto della riduzione delle esportazioni in Asia Centrale (-40,5%) e Orientale (-5,1%), mentre risultano in crescita i Paesi del Medio Oriente (+4,1%). Cina (-26,3%) e India (-14,3%) sono i mercati a cui è principalmente dovuto il calo, crescono invece Giappone (+9,7%) e Corea del Sud (+13,6%).
Nei confronti delle Americhe si osserva una piccola variazione positiva dei flussi (+0,4%). Crescono le merci dirette verso la parte centro-meridionale del continente (+20,8%), compensate in negativo dalla riduzione dell’export verso il Nord America (-10,6%).
Come per l’export, anche le importazioni di merci del lodigiano registrano una dinamica annua di segno negativo (-22,6%). Sono soprattutto i flussi di merci dall’Asia (-43,2%) a essere responsabili della riduzione, mentre riguardo ai Paesi europei si osserva una variazione vicina allo zero (-0,2%).
Nei confronti dell’Europa si nota una diminuzione delle importazioni  dai partner UE (-0,9%) compensata da una forte crescita dei flussi dagli altri mercati (+17%), che si deve principalmente a importazioni dalla Svizzera più che triplicate (+219,8%).
La riduzione dell’import lodigiano dall’Asia è causata soprattutto dalla flessione dei flussi che riguardano la parte orientale del continente, ben 2 miliardi di euro in meno rispetto al 2024 (-39,4%), dovuta in particolare alla riduzione del mercato cinese.
 

 

Dettaglio europeo

Nei corso del 2025 il principale mercato per le esportazioni lodigiane in Unione Europea è – al pari degli ultimi anni – la Spagna, verso cui si dirigono 3,2 miliardi di euro di merci, ovvero poco più della metà dei flussi diretti in UE e il 46% dell’export complessivo della provincia.
A grande distanza troviamo la Francia, che – pur costituendo il secondo mercato in UE – vale solamente circa un quinto dell’export diretto in Spagna, per un ammontare di 658 milioni di euro di merci in partenza dalla provincia.
Il terzo posto è occupato dalla Grecia, con 456 milioni di euro, segue in quarta posizione la Germania, verso la quale si dirigono 323 milioni in euro. Più distante il Portogallo, l’unico altro mercato europeo a superare i 200 milioni di euro.
Il primo Paese di approvvigionamento per le imprese lodigiane nell’Unione Europea si conferma la Germania: tra gennaio e dicembre 2025 provengono 1,4 miliardi di euro di merci dal mercato tedesco, pari al 28,3% dell’import da Paesi UE.
Seguono in graduatoria Francia e Spagna, a quota 910 e 713 milioni di import nell’anno; insieme alla Germania, questi tre mercati valgono il 61% dell’import lodigiano dalla UE, e poco più di un terzo dell’import complessivo.
Appena al di sopra dei 400 milioni si trovano i Paesi Bassi, poco al di sotto il vicino Belgio, mentre nessun altro mercato raggiunge la quota dei 300 milioni.
La dinamica dell’export della provincia di Lodi verso l’UE segna un calo del 4,2% rispetto al 2024. Come si osserva dal grafico, tuttavia, un buon numero di mercati registra performance di segno positivo.
Il calo complessivo è imputabile in realtà soprattutto ai Paesi iberici: in primo luogo alla Spagna, che presenta una riduzione importante del 9%, ovvero circa 300 milioni di euro in meno; il Portogallo registra a sua volta una flessione del 9,8% (circa 22 milioni in valori assoluti).
Un calo di minore entità riguarda anche il mercato greco (2,4%) mentre tra le principali destinazioni dell’export lodigiano in UE la crescita più importante interessa Germania (+11,1%) e Paesi Bassi (+10,8%).
L’import del lodigiano dai Paesi UE registra un calo annuo dello 0,9%. Come si osserva nel grafico, i principali partner sono quelli che risultano in prevalenza in terreno negativo, mentre si riscontrano aumenti importanti dell’import da vari mercati relativamente minori.
Per la Germania si nota una minima riduzione (-0,2%), più significativa nel caso di Francia (-5,9%), Paesi Bassi (-14,4%) e Belgio (-3,3%). Tra i mercati principali, l’unico a non essere in calo è la Spagna, che riscontra tuttavia una crescita minima (+0,2%); aumenti delle importazioni su base annua superiori al 10% si osservano invece nei confronti di Slovacchia (+12,5%), Cechia (+27,3%) e Ungheria (+15,8%).
 

 

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Indice del fatturato del commercio

Nel quarto trimestre 2025 prosegue la fase di debolezza per il commercio al dettaglio della provincia di Lodi: il fatturato registra, infatti, una variazione quasi nulla rispetto al trimestre precedente e una consistente flessione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Al netto della stagionalità, l’indice trimestrale del fatturato (base 2015=100) si colloca a quota 115,8 (115,6 nel terzo trimestre), evidenziando quindi una variazione positiva limitata allo 0,1% rispetto al trimestre precedente.
La dinamica stagnante dell’indice trimestrale si è riverberata sulla dinamica tendenziale del fatturato, che risulta quindi in sensibile regressione rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno (-0,7%).
 

Le previsioni per il primo trimestre 2026

Per il primo trimestre 2026, le aspettative delle imprese lodigiane del commercio convergono verso un quadro generale di arretramento che coinvolge sia le dimensioni previsive afferenti al fatturato e agli ordini rivolti ai fornitori sia le stime relative all’occupazione: i saldi delle risposte (differenza tra ipotesi di aumento e diminuzione) si orientano verso un peggioramento per il successivo trimestre.
L’approfondimento di analisi mostra quindi, in relazione al fatturato, il passaggio del saldo in un intorno ampiamente negativo (da +22,7% a -23,3%). Tale andamento trova conferma anche nei confronti degli ordini rivolti ai fornitori, per i quali le prospettive trimestrali delle imprese registrano un netto peggioramento, toccando un saldo negativo che si posiziona a -14% (+13,6% nel terzo trimestre).
Nei confronti dell’occupazione, dove l’ipotesi di stabilità è condivisa da oltre otto imprese su dieci, mentre per la restante frazione del campione si osserva un differenziale di saldo pari a -4,7%.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Indice del fatturato dei servizi

Nel quarto trimestre 2025 il settore dei servizi della provincia di Lodi ha confermato l’andamento positivo del fatturato, registrando un aumento sia rispetto ai tre mesi precedenti sia nei confronti del quarto trimestre stesso dello scorso anno.
Il focus sul trend trimestrale dei servizi, analizzato attraverso la dinamica dell’indice destagionalizzato del fatturato (base 2015=100), registra il raggiungimento di un nuovo punto di massimo, posizionandosi a 125,8 (124,9 nel terzo trimestre 2025), ovvero +0,7% rispetto al trimestre precedente.
La dinamica osservata ha impattato positivamente sul piano tendenziale, determinando un incremento del 2,7% per il fatturato rispetto al quarto trimestre 2024.
L’approfondimento di analisi sui servizi del Lodigiano evidenzia, rispetto al quarto trimestre dello scorso anno, un consistente aumento della frazione di imprese con fatturato in contrazione (da 21,7% a 30,2%) alimentato dai flussi di operatori provenienti sia dall’area di stabilità – in riduzione di 5 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione (dal 33,3% al 28,3%) – sia dall’area di crescita, che passa dal 44,9% al 41,5%, inferiore quindi di 3 punti nei confronti della rilevazione del terzo trimestre.
 

Le previsioni per il primo trimestre 2026

Le aspettative delle imprese del terziario lodigiano per il quarto trimestre 2025 – espresse dai saldi delle risposte, quale differenza tra ipotesi di aumento e di diminuzione) – registrano un quadro di peggioramento del sentiment sia per il fatturato sia per l’occupazione.
In particolare, per il fatturato si osserva un cambio netto di segno del saldo rispetto alla precedente rilevazione (da +2,9% a -11,3%), sull’onda del raddoppio della quota di imprese con prospettive di calo del volume d’affari nel prossimo trimestre (da 11,6% a 24,5%). 
Tale incremento è determinato dal passaggio di una quota consistente di imprese dall’area di stabilità verso l’area di contrazione del fatturato: rispetto al precedente trimestre, l’area di invarianza si riduce infatti di quasi 12 punti (da 73,9% a 62,3%), mentre la crescita (ipotizzata da una frazione residuale di imprese) risulta inferiore al dato della precedente rilevazione (da 14,5% a 13,2%).
In relazione all’occupazione, il peggioramento delle previsioni espresso dal passaggio del saldo complessivo in un quadrante negativo (dal +5,8% al -2%), avviene in un contesto di stabilizzazione della dinamica, che coinvolge oltre il 78% delle imprese dei servizi.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Indice della produzione industriale

Nel quarto trimestre del 2025 l’artigianato manifatturiero lodigiano evidenzia un rallentamento della crescita congiunturale, registrando comunque una performance di segno positivo a confronto con lo stesso periodo del 2024. Si osserva nel contempo un leggero peggioramento delle aspettative, tornate in terreno negativo dopo lo scorso trimestre particolarmente ottimista.
Rapportata invece allo stesso periodo dello scorso anno, la produzione evidenzia una discreta crescita (+1,2%), compensando almeno in parte i cali registrati nei periodi precedenti.
Osservando una porzione più ampia del grafico, si può peraltro notare come l’artigianato lodigiano non sia ancora riuscito a recuperare i livelli produttivi raggiunti a inizio 2018.
Il numero indice della produzione (calcolato ponendo l’anno 2015 come base uguale a 100) risale nel trimestre in esame fino a raggiungere quota 98,6.
 

Analisi congiunturale

La dinamica congiunturale dell’artigianato manifatturiero lodigiano evidenzia dati positivi anche se in rallentamento rispetto al trimestre scorso. A livello regionale si osserva una crescita più sostenuta per tutti gli indicatori.
La produzione dell’artigianato manifatturiero cresce a Lodi su base congiunturale solamente dello 0,2% (dato destagionalizzato), rispetto allo 0,7% che si osserva in Lombardia. Il fatturato è l’unica variabile che registra una variazione di segno negativo in provincia, per quando contenuta allo 0,1%, in contrasto con un discreto incremento del fatturato dell’artigianato regionale (+0,6%).
La dinamica degli ordini infine segna una performance piuttosto simile per l’artigianato lodigiano e quello lombardo, entrambi i livelli territoriali risultano in crescita: +0,4% in provincia e +0,5% in regione.
 

Analisi tendenziale

La dinamica tendenziale, quindi a confronto con lo stesso trimestre del 2024, segna per l’artigianato lodigiano un’inversione di tendenza rispetto alle passate rilevazioni, segnando variazioni positive per tutti gli indicatori. Risulta in ogni caso migliore la performance dell’artigianato lombardo.
La produzione dell’artigianato lodigiano registra un incremento annuo dell’1,2%, inferiore comunque al dato regionale che raggiunge il 2,2%.
Per il fatturato dell’artigianato provinciale si osserva una crescita minima (+0,1%), influenzata dal dato negativo dell’ultimo trimestre. In Lombardia, per contro, la crescita si mantiene piuttosto sostenuta (+2%).
Come osservato a livello congiunturale, la dinamica degli ordini risulta abbastanza simile in entrambi i livelli territoriali. Gli ordini acquisiti dall’artigianato crescono in un anno dello 0,9% nel lodigiano e dell’1,1% in Lombardia.
 

Previsioni per il primo trimestre 2026

Nel Lodigiano, le aspettative degli operatori artigiani mostrano un sensibile peggioramento del clima di fiducia rispetto allo scorso trimestre, in particolare per produzione e domanda interna.
Per la produzione il saldo tra giudizi di aumento e di riduzione è negativo di 3,4 punti percentuali. Si tratta di un dato in peggioramento rispetto a tre mesi fa, tuttavia risulta relativamente ottimista a confronto con il passato recente, come si può osservare dal grafico.
Un andamento del tutto analogo riguarda le attese sulla domanda interna, per cui si osserva una prevalenza di giudizi pessimisti meno accentuata di quanto osservato nell’ultimo triennio.
Da ultimo, le aspettative sull’occupazione risultano quelle relativamente più ottimiste. Al netto della consueta prevalenza dei giudizi di stabilità (vicina al 90%), i rimanenti operatori propendono infatti per ipotesi di aumento.
 

 

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Indice della produzione industriale

L’industria manifatturiera del lodigiano continua a evidenziare una crescita sostenuta nel quarto trimestre del 2025. Tutti e tre gli indicatori rilevati –  produzione, fatturato e ordini – crescono sia su base congiunturale che tendenziale. In coerenza con la buona performance del trimestre, le aspettative sull’immediato futuro rivelano un quadro complessivamente ottimista.
Rispetto al quarto trimestre del 2024, la produzione industriale del lodigiano evidenzia un incremento del 2,3%, un dato positivo anche se in rallentamento rispetto ai periodi precedenti. Il numero indice (calcolato ponendo pari a 100 l’anno 2015) si colloca a quota 142,3 nel trimestre in esame.
Osservando l’andamento della curva del numero indice della produzione manifatturiera, emergono chiaramente la forte flessione della prima metà del 2020 e la successiva ripresa, con una crescita in rallentamento tra 2022 e 2023 e una nuova fase di recupero nella prima metà del 2024.
 

Analisi congiunturale

Gli indicatori congiunturali dell’industria manifatturiera lodigiana evidenziano una diffusa crescita anche in questo trimestre, in linea con la performance positiva della regione.
Rispetto allo scorso trimestre, la produzione industriale cresce dello 0,4% in provincia (dato destagionalizzato), una velocità di crescita di poco inferiore al +0,6% della Lombardia.
La dinamica del fatturato registra un importante incremento congiunturale a Lodi (+1,3%), mentre segna un aumento più contenuto in Lombardia (+0,6%). La quota di fatturato del trimestre realizzata all’estero raggiunge il 41,6%, superando il dato regionale che risulta pari al 38,9%.
Gli ordini del manifatturiero lodigiano mostrano una dinamica di crescita congiunturale leggermente inferiore, pari all’1,1% per le commesse dall’estero e allo 0,6% per gli ordini interni. A livello lombardo si osserva una crescita dello 0,6% del portafoglio ordini dall’estero, mentre quelli provenienti dal mercato interno si contraggono leggermente (-0,2%).
 

Analisi tendenziale

A confronto con lo stesso periodo del 2024, tutti gli indicatori del manifatturiero lodigiano evidenziano una robusta crescita, registrando una performance complessivamente migliore di quella regionale. La produzione industriale in particolare cresce del 2,3% a Lodi, al pari di quanto si osserva nel complesso dell’industria lombarda.
Si registra un importante aumento annuo anche per il fatturato, cresciuto del 6,4% in provincia e del 3,4% in regione. Nel lodigiano il contributo arriva soprattutto dalla componente interna, che segna un +7,6%, contro un +4,7% per il fatturato estero. Anche a livello regionale si osserva una crescita tendenziale più robusta per le vendite realizzate sul territorio nazionale (+3,7%) rispetto all’estero (+2,9%).
Un incremento analogo per gli ordini acquisiti a Lodi nel trimestre, in aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il contributo maggiore alla crescita arriva dagli ordini esteri (+4,4%).
A livello lombardo si osserva una dinamica positiva, anche se inferiore a quella del lodigiano: si tratta infatti di un incremento complessivo degli ordini dell’1,7%, grazie soprattutto al contributo delle commesse estere (+3,2%).
 

Mercato del lavoro

L’osservazione degli indicatori del mercato del lavoro dell’industria manifatturiera lodigiana del quarto trimestre 2025 segna un leggero peggioramento a confronto con la scorsa rilevazione. La quota delle imprese che dichiara di aver fatto ricorso alla CIG sale dal 3,2% di tre mesi fa al 6,7%, così come cresce la quota espressa in percentuale sul monte ore lavorate (1%); in entrambi i casi si tratta comunque di valori relativamente contenuti, anche se in aumento.
Nel grafico si osserva come il picco di massimo della prima metà del 2020 (quando le imprese che hanno utilizzato CIG erano intorno al 60%) si sia gradualmente riassorbito nei trimestri successivi, in particolare nella seconda metà del 2021; una limitata fase di incremento si è poi registrata tra fine 2023 e metà 2024.
Risulta in perfetto pareggio il saldo tra entrate e uscite di lavoratori: entrambi i saldi sono infatti pari all’1,5%. Si tratta di un dato in peggioramento rispetto allo scorso periodo e tuttavia migliore del quarto trimestre degli anni recenti, quando si è sempre osservato un saldo negativo.
 

Previsioni per il primo trimestre 2026

Le aspettative sul futuro prossimo degli imprenditori del manifatturiero lodigiano registrano complessivamente un sentiment in miglioramento rispetto alla scorsa rilevazione. Si osserva infatti un saldo positivo tra giudizi di crescita e di riduzione per tre indicatori su quattro;  l’eccezione negativa è costituita dalla domanda interna.
La produzione è ritenuta stabile da un’ampia maggioranza di rispondenti, pari al 70%; il 20% indica una crescita, mentre solamente il 10% ritiene più probabile un calo. Le prospettive sull’occupazione risultano quasi invariate rispetto a tre mesi fa, con un saldo positivo tra ottimisti e pessimisti di 6,7 punti percentuali.
Le aspettative sulla domanda indicano un’esplicita predilezione per i mercati esteri, per i quali si osserva un saldo positivo tra i giudizi di aumento e di riduzione (il 25% degli operatori intervistati si attende una crescita). Rimangono invece in terreno negativo, in linea con il trimestre passato, le aspettative sulla domanda interna: 20% i giudizi di calo e 10% quelli di crescita.
 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.

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Trimestre
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2025

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Settori

Tra gennaio e settembre del 2025, le esportazioni delle imprese lodigiane valgono 4,9 miliardi di euro, evidenziando una dinamica negativa rispetto allo stesso periodo del 2024 (-1,9%, che in valori assoluti significa un calo di poco meno di 100 milioni).
A livello settoriale, il comparto dell’elettronica si conferma il più rilevante a Lodi: incide infatti per oltre il 50% delle esportazioni provinciali, che in cifre si tratta di 2,5 miliardi di euro di merci esportate.
A grande distanza seguono il comparto della chimica (609 milioni di euro, il 12,4% del totale) e quello dell’alimentare (522 milioni, pari al 10,6%); più distanti ancora gli apparecchi elettrici; a quota 378 milioni, mentre nessun altro comparto supera la soglia dei 200 milioni.
Al pari di quanto avvenuto per l’export, le importazioni delle imprese lodigiane interrompono la lunga crescita che ha interessato tutti i trimestri del 2024. Tra gennaio e settembre 2025, Lodi importa quasi 7,5 miliardi di euro, ovvero il 6% in meno in un anno.
La prima voce dell’import lodigiano, come avviene per l’export, è rappresentata dall’elettronica: in nove mesi si tratta di poco più di 3 miliardi di euro in arrivo dall’estero, equivalenti al 41,2% dei flussi di beni complessivi.
Altri due comparti importanti per valore delle merci scambiate sono l’alimentare e la farmaceutica, entrambi al di sopra del miliardo di euro: rispettivamente 1,2 e 1,1 miliardi di euro (insieme costituiscono il 32% del totale). Più distante la chimica – in quarta posizione – comparto che raggiunge la soglia dei 590 milioni di euro di merci importate in nove mesi.
L’export lodigiano registra – nei primi nove mesi del 2025 – un calo dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024: quasi 100 milioni di euro in meno. L’elettronica, ovvero il comparto più rilevante, è anche il principale responsabile della flessione, con un calo del 7,1% che si traduce in una riduzione di oltre 190 milioni di euro.
Tra gli altri settori dell’export provinciale si osserva una prevalenza di variazioni di segno positivo. In particolare il secondo e il terzo comparto per volumi di esportazioni – chimica e alimentare – crescono rispettivamente del 9,1% e 5,5%. Piuttosto rilevante l’incremento percentuale della voce residuale delle altre attività manifatturiere (+84,5%), che comporta tuttavia una crescita di soli 10 milioni di euro.
Tra i segmenti in calo, l’unico di una certa rilevanza oltre all’elettronica è rappresentato dai macchinari, con una riduzione dell’1% in un anno.
A confronto con lo stesso periodo del 2024, le importazioni delle imprese lodigiane segnano un importante calo del 6%, imputabile principalmente al comparto dell’elettronica: quasi 800 milioni di euro di merci in meno rispetto ai primi nove mesi del 2024 (-20,6%). Prevalgono invece variazioni di segno positivo per quanto riguarda la maggioranza degli altri settori.
Crescono in modo particolare i flussi di merci in arrivo degli altri comparti che superano il miliardo di euro, ovvero la farmaceutica (+13,7%) e l’alimentare (+2%). In termini percentuali si osservano forti incrementi per vari comparti minori, tra cui si segnalano i macchinari (+28,8%), l’abbigliamento (+86,8%) e i mezzi di trasporto (+21,2%).
In negativo si osservano invece, oltre all’elettronica, alcuni segmenti di minori dimensioni, quali la gomma-plastica (-16,2%) e i prodotti in metallo (-3%).
 

 

Aree geoeconomiche globali

Le esportazioni delle imprese lodigiane nei primi nove mesi del 2025 riguardano in larghissima prevalenza i Paesi europei, verso cui è diretta la quasi totalità dei flussi, oltre il 90%, per un ammontare di 4,5 miliardi.
La destinazione principale sono i Paesi dell’Unione Europea (4,2 miliardi), mentre le merci destinate a Paesi europei non UE valgono 244 milioni, di cui 122 riguardano il mercato principale, ovvero la Svizzera.
Al di fuori dell’Europa, 242 milioni di euro di merci sono destinate al continente asiatico (il 4,9% del totale), di cui circa 89 milioni in Medio Oriente e 125 milioni in Asia Orientale; la sola Cina è meta di 41,7 milioni di euro dell’export provinciale, seguita dall’India con 24 milioni.
Le imprese lodigiane esportano infine circa 87 milioni di euro verso il continente americano (l’1,8% del totale), di cui la metà (43 milioni) interessano gli Stati Uniti.
L’import della provincia si divide quasi a metà tra i flussi provenienti da Europa e Asia. La quota maggiore arriva dall’Europa: tra gennaio e giugno del 2025 copre il 53,5% delle importazioni complessive, per un valore di quasi 4 miliardi di euro di merci. La quasi totalità di questi flussi proviene da Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, tranne i 190 milioni di euro dei mercati europei extra-UE (principalmente Regno Unito e Svizzera).
Provengono invece dall’Asia il 45,1% delle importazioni del lodigiano (in cifre si tratta di 3,4 miliardi di euro), con la Cina come primo Paese di approvvigionamento: 2,5 miliardi di euro di in nove mesi, poco più di un terzo dell’import provinciale complessivo. Piuttosto rilevante anche il valore del mercato indiano, da cui provengono 270 milioni di euro di flussi.
La dinamica annua dell’export lodigiano registra variazioni di segno negativo verso tutti i continenti. Rispetto allo stesso periodo del 2024, le esportazioni in Europa si riducono del 2%, circa 9 milioni di euro in meno.
I flussi relativi ai mercati UE calano solamente dello 0,8%, mentre per i Paesi europei non UE si registra una diminuzione più pesante, pari al 19,5%, dovuta principalmente alla riduzione di circa un terzo dei flussi che interessano la Svizzera.
Anche nei confronti dell’Asia si osserva una flessione rispetto al 2024 (-2,8%), riferibile ala riduzione delle esportazioni in Asia Centrale (-37,3%), mentre risultano in lieve aumento i Paesi dell’estremo oriente (+0,4%). Cina (-26,4%) e India (-7,6%) sono i mercati più importanti tra quelli in calo, crescono invece Giappone (+31,5%) e Corea del Sud (+16%).
Nei confronti delle Americhe si osserva una discreta riduzione annua dei flussi (-6,5%). Crescono le merci dirette verso la parte centro-meridionale del continente (+28,2%), senza però riuscire a compensare la flessione che riguarda il Nord America (-23%).
Parallelamente all’export, anche le importazioni di merci del lodigiano registrano una dinamica annua di segno negativo (-6%). Particolarmente significativa la riduzione dei flussi di merci dall’Asia (-15,5%), mentre riguardo ai Paesi europei si riscontra una dinamica di crescita (+2,1%).
Nei confronti dell’Europa si osserva una crescita delle importazioni sia dai partner UE (+1,4%) sia dagli altri mercati (+17,2%), nonostante il calo rilevante del Regno Unito (-17%).
La riduzione dell’import lodigiano dall’Asia denuncia una significativa flessione dei flussi che riguardano la parte orientale, quasi 390 milioni di euro in meno (-11,4%), sulla quale incide soprattutto la riduzione delle merci in arrivo dalla Cina (-11,8%).
 

 

Dettaglio europeo

Nei primi nove mesi del 2025 il principale mercato per le esportazioni lodigiane in Unione Europea è – al pari degli ultimi anni – la Spagna, dove si dirigono 2,1 miliardi di euro di merci, ovvero circa la metà dei flussi diretti in UE e il 43,5% dell’export complessivo.
A grande distanza troviamo la Francia, che – pur costituendo il secondo mercato in UE – vale solamente circa un quarto dell’export diretto in Spagna, per un ammontare di 516 milioni di euro di merci in partenza dalla provincia.
Il terzo posto è occupato dalla Grecia, con 337 milioni di euro, segue in quarta posizione la Germania, verso la quale si dirigono quasi 260 milioni in euro. Valgono invece tra i 140 e i 150 milioni di export Portogallo e Paesi Bassi.
Il primo Paese di approvvigionamento per le imprese lodigiane nell’Unione Europea si conferma la Germania: nei primi nove mesi dell’anno provengono 1,1 miliardi di euro di merci dal mercato tedesco, pari al 29,1% dell’import da Paesi UE.
Seguono in graduatoria Francia e Spagna, rispettivamente 686 e 566 milioni di euro in nove mesi, i mercati che – insieme alla Germania – rappresentano il 62,1% dell’import lodigiano dalla UE e poco meno di un terzo dell’import globale.
Al di sotto alla soglia dei 300 milioni di euro si collocano Belgio e Paesi Bassi, seguiti a distanza dalla Polonia attorno ai 200 milioni.
La dinamica dell’export della provincia di Lodi verso l’UE segna un calo dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Come si osserva dal grafico, tuttavia, un buon numero di mercati registra performance di segno positivo.
Il calo complessivo è imputabile in realtà soprattutto ai Paesi iberici: in primo luogo alla Spagna, che presenta una riduzione importante del 6,1%, ovvero circa 140 milioni di euro; il Portogallo registra a sua volta una flessione del 9,5% (circa 15 milioni in valori assoluti).
Crescono invece le altre destinazioni dell’export lodigiano in UE: Francia (+3,9%), Grecia (+13,3%) e Germania (+14,9%).
L’import del lodigiano dai Paesi UE riporta una crescita moderata: +1,4% su base annua. Si osserva una dinamica estremamente differenziata tra Paesi, con i mercati minori in forte crescita e performance maggiormente differenziate tra i mercati più significativi.
Si osserva in particolare un aumento dei flussi provenienti da Germania (+3,5%) e Spagna (+2,3%). In direzione opposta risultano in diminuzione le importazioni che interessano Francia (-4,9%), Belgio (-2,4%) e Paesi Bassi (-15,2%). Una crescita estremamente robusta riguarda mercati minori quali Slovacchia (+18,6%), Cechia (+36%) e Ungheria (+17%).
 

 

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Indice del fatturato del commercio

Nel terzo trimestre 2025, la dinamica del commercio al dettaglio della provincia di Lodi registra un netto segnale di discontinuità che si manifesta attraverso una flessione del fatturato sia nei confronti del precedente trimestre sia rispetto al terzo trimestre dello scorso anno.
Al netto della componente stagionale, l’indice trimestrale del fatturato (base 2015=100) si posiziona ora a quota 116 (116,4 nel secondo trimestre 2025), evidenziando quindi una contrazione congiunturale pari a -0,4%, che posiziona l’indice al livello del primo trimestre 2025.
Tale arretramento si è ampiamente riverberato sulla dinamica tendenziale del fatturato (-1,7%), che risulta in rilevante regressione rispetto a quanto registrato su base annua sia nel primo (-0,4%) che nel secondo trimestre 2025 (+2,2%).

 

Le previsioni per il quarto trimestre 2025

Le aspettative delle imprese del commercio lodigiano per il quarto trimestre 2025 registrano una convergenza tra le dimensioni previsive afferenti al fatturato e agli ordini rivolti ai fornitori, entrambi in recupero rispetto alla precedente rilevazione e posizionati in terreno positivo in base ai saldi delle risposte (differenza tra ipotesi di aumento e diminuzione), mentre nei confronti dell’occupazione le stime si orientano verso un peggioramento per il trimestre successivo.
L’approfondimento di analisi in relazione al fatturato evidenzia che il passaggio del saldo in un intorno positivo (+22,7% contro -18,2%) è stato determinato dal consistente incremento della componente di imprese con prospettive di crescita, triplicata rispetto alla rilevazione precedente (da 11,4% a 36,4%), e dal dimezzamento della quota di operatori con stime di diminuzione per il quarto trimestre 2025 (da 29,5% a 13,6%).
Nei confronti degli ordini rivolti ai fornitori, le prospettive trimestrali delle imprese evidenziano anch’esse un netto recupero, collocandosi in un intorno positivo, con un valore complessivo del saldo che si posiziona a +13,6% (-6,8% nel secondo trimestre).
Nei confronti dell’occupazione, la dinamica registra invece un valore nullo del saldo in un contesto dove l’ipotesi di stabilità è condivisa da oltre otto imprese su dieci.

 

 

I dati dell'indagine congiunturale, rivolta a un campione di imprese con 10 o più addetti, sono rilasciati da Unioncamere Lombardia con licenza Creative Commons.